Allarme IPCC: “Abbiamo 10 anni prima della catastrofe climatica”

D 01 NEWSAbbiamo solo 10 anni per evitare una catastrofe climatica senza precedenti, che nelle previsioni peggiori porterebbe il livello delle acque ad innalzarsi di più di 60 centimetri con conseguenze critiche per la vita sul pianeta, dovute anche al conseguente aumento della temperatura. A dare l’allarme sono le anticipazioni del quinto rapporto dell’Ipcc (Intergovernamental Panel on Climate Change), la task force scientifica dell’Onu che ha vinto il Nobel per la pace, in attesa della pubblicazione ufficiale fissata per venerdì.
Il testo, 2.200 pagine frutto di 6 anni di lavoro di 209 scienziati coadiuvati da un team di 1.500 esperti, è ora al vaglio dei governi e prevede partendo dallo scenario attuale quattro possibili evoluzioni per la fine del secolo: nel più drammatico – prendendo la media delle previsioni – i mari saliranno di 62 centimetri e la temperatura crescerà di 3,7 gradi rispetto al periodo 1986 – 2005: dunque sfonderà il muro dei 4 gradi rispetto all’epoca preindustriale, il disastro paventato dalla Banca Mondiale in un allarmato rapporto dei mesi scorsi.
Per fermare tutto questo la soluzione immediata è per gli scienziati un taglio immediato e drastico all’uso di combustibili fossili, responsabili assieme alla produzione di cemento dell’89 per cento delle emissioni, e lo stop alla deforestazione, che pesa per il rimanente 11 per cento. Tuttavia il sistema attuale, a causa degli accordi al ribasso sulla riduzione di emissioni tra i Paesi più responsabili dell’inquinamento, è lanciato con forza inarrestabile verso lo sforamento del tetto di 421 parti di anidride carbonica per milione che segnerebbe un punto di non ritorno.
“L’ultima volta che il nostro pianeta è stato esposto a concentrazioni di anidride carbonica superiori a 400 parti per milione le temperature erano di 4 gradi più alte e i mari avevano guadagnato fino a 40 metri: non sembra il caso di ripetere quell’esperienza dovendo trovar posto a 9 miliardi di esseri umani – ha commentato Stephanie Tunmore, la responsabile clima di Greenpeace – Agendo subito in direzione dell’efficienza energetica, delle fonti rinnovabili e della modifica degli stili di vita possiamo ancora contenere i danni”.